Giulia Siena
ROMA - "Il problema con le storie era che molte parole erano misteri. Anche Tom faceva fatica a capirle tutte, quando le incontrava. Ma ogni tanto qualcuna riaffiorava, nitida, con il suo sapore, il suo odore, il suo colore. Zucchero, per esempio. Era bianca, forse appena rosa, e restava a lungo sulla lingua. Era una parola da succhiare." Cosa succede quando ai bambini vengono tolte le storie, i giochi, i genitori e i sorrisi? Succede che non hanno più memoria né fantasia. La stessa cosa è successa ai protagonisti del romanzo di Beatrice Masini, "Bambini nel bosco" pubblicato da Fanucci Editore. Al mondo è successo qualcosa: una catastrofe che ha spazzato via le famiglie, le ore, le case e i nomi delle cose; così tanti bambini sono costretti a vivere in un posto a tutti sconosciuto. Tra loro c'è un gruppo più vivace che vive seguendo gli ordini della ferrea Hana e tutto il giorno allontana la noia cercando bacche da mangiare o azzuffandosi fino alle lacrime.
mercoledì 11 maggio 2011
"Bambini nel bosco", la storia di bambini nati con le storie
Etichette:
fanucci,
leggendo crescendo,
libri per bambini,
novità,
recensione
martedì 10 maggio 2011
“I viaggi dei miei eroi li ho immaginati, li ho percorsi, li ho fotografati, li ho desiderati, per molti anni". ChrL intervista Luigi Farrauto
Giulio GasperiniROMA – Non potevo certo esimermi dall’intervistare Luigi! Troppe le passioni comuni, dai viaggi ai suq dell’oriente; troppi gli stessi richiami ad attrarci, le stesse seduzioni a vincerci. Troppo appassionante è stata la lettura del suo romanzo per non avere mille e una domanda da rivolgergli; troppe curiosità che volevano, perentoriamente essere soddisfatte. Ne è venuto fuori un confronto amichevole e stimolante, come se due vecchi amici si fossero fermati, per un attimo, e si fossero ritrovati sotto un medesimo cielo, a distanza di tempo in quantificabile; e si volessero confidare a vicenda tutte le strade percorse. L’intervista è lunga, quasi una doppia confessione (e, come tale, non ho voluto tagliare neppure una virgola!); abbi la pazienza di arrivare sino in fondo. Perché non ne sarai per nulla deluso.
Io sono un adoratore di Oriana Fallaci. E lei scrisse un romanzo che, come il tuo, ha come palcoscenico privilegiato il Medio Oriente. In questo romanzo Oriana costruì la sua particolare teoria del caso e del destino. Nel tuo libro ugualmente queste due entità quasi mitiche hanno un ruolo fondamentale. È per caso la cultura mediorientale che, più di altre, pone irrimediabilmente di fronte a queste due grandi estensioni causali che riguardano l’uomo?
Caso e destino sono entità forse onnipresenti in ogni forma di cultura, tradizione, arte. Non so se in Medioriente queste due estensioni abbiano una valenza diversa, o tanto diversa dalla nostra. Non ho le competenze per dirlo con precisione.
Nel romanzo il mio rimando al destino è sempre a un “destino tangibile”, un destino modificabile come le impostazioni di una macchina fotografica. Dunque il destino di un'immagine diviene “il restare appeso a testa in giù, in attesa di un Giudizio Universale, e magari finire nel cestino in mille pezzi”, e il protagonista “è come un dio minore alle prese con esercizi di creazione”, come un padre che può decidere quale sarà il carattere di suo figlio...
Di sicuro fare esperienza del Medioriente espone al mito, al fascino della storia, perché sono ovunque, è impossibile per chi viaggia in quei paesi non notarlo. E come tutti i luoghi che sono anche 'luoghi dell'anima', il Medioriente porta a riflettere molto, forse anche su caso e destino, sul concetto di distanza e di sorte. Poi, credo sia il 'destino' di chi si innamora di quei luoghi, il doverli raccontare e condividere...
Nel descrivere lo scenario della narrazione ho cercato di evocare le atmosfere più magiche legate al termine “medioriente”. Quelle delle Mille e una Notte, un romanzo in cui il 'destino' è affidato al racconto: Sherazad vince la morte descrivendo mille vite, una dentro l'altra. Mille mondi. Quello è il mondo arabo a cui faccio riferimento: imperfetto e umano, atmosferico e sensazionale.
Riguardo alla Fallaci, non conosco la sua particolare teoria su caso e destino. Né ho letto i suoi romanzi ambientati in Medioriente. Oriana Fallaci ha raccontato per una vita, e con passione, quella terra che entrambi amiamo. Ma del mondo arabo abbiamo due visioni totalmente opposte. Quello che ho descritto io non è affatto lo stesso mondo, lei lo vedeva un po' come una minaccia, per rimanere in tema 'destino'... A mio avviso così facendo si alimenta il fuoco della paura, esotizzando il mondo arabo inutilmente. Io credo che il 'destino' dell'umanità sia creare ponti, e percorrerli in entrambe le direzioni. Onestamente non ho mai compreso questa sua paura di una “islamizzazione dell'Occidente”, mi piace vedere la contaminazione culturale come un valore, che può farci crescere tutti, creando significati nuovi e più ricchi. È un processo che dura da millenni...
Io non credo al destino. La trovo una presuntuosa maniera, dell’uomo, di scaricarsi di responsabilità: come se ci si volesse smarcare dal potere dell’iniziativa e dalla nostra capacità di saper contrastare le situazioni, sia avverse che alleate. Potresti esporci la tua personale visione del caso e del destino?
Sono d'accordo con te. Non ci credo nemmeno io, al destino; sono convinto che sia solo l'individuo l'artefice del proprio futuro. Però credo alle coincidenze. Di quelle il mondo è pieno. Di 'casualità'. E se guardiamo la terra come una rete fittissima di connessioni, le coincidenze si spiegano facilmente. Niente metafisica o escatologia. Io sono una di quelle persone a cui si è inceppata la “sospensione del giudizio”. Non credo a niente che possa muoversi senza essere mosso. Non amo la fantascienza, nemmeno al cinema, non mi coinvolge.
'Destino' è una parola di cui si fa grande uso. Il romanzo ne è pieno. Nella mia mente, comunque, caso e destino differiscono solo per significante. “La fortuna è questione di geografia”.
Nella narrazione 'caso' e 'destino' hanno molta importanza. Sono le infinite combinazioni foto-chimiche di un'immagine, le infinite strade che si possono percorrere durante un viaggio. Sono le strade prese e quelle perse. È la consapevolezza che in un rullino ci siano concesse solo 36 foto.
Nella camera oscura, come nella finzione letteraria, non c'è limite, non c'è destino. C'è inventio e dispositio. Tecnica e sensiblità. Quello è il bello...
Questi tuoi personaggi, così distanti e manichei, a un certo punto si incontrano nella dimensione del viaggio, in quell'esperienza che Kapuscinski avrebbe definito del “varcare la frontiera”. Quanto ti sei divertito a immaginare i viaggi dei tuoi eroi? E ancora, quanto ti sei divertito (e ti diverti) tu in primis, a viaggiare?
Adoro Kapuscinski. Lui è uno che il mondo lo ha percorso per davvero, e con curiosità. Mi ha insegnato che il “Varcare la frontiera” non è solo un movimento del corpo. C'è un universo intero dentro quelle parole.
Il viaggio 'vero' mi dà dipendenza non perché mi diverte, ma perché mi arricchisce. Io visiterei qualunque paese del mondo, senza fermarmi mai, se solo potessi. Viaggiare soddisfa la mia curiosità, ma è una droga sottile ed efficace, difficile smettere.
I viaggi dei miei eroi li ho immaginati, li ho percorsi, li ho fotografati, li ho desiderati, per molti anni.
A piccole dosi. Progettare, descrivere e raccontare un viaggio immaginario, un viaggio di altri, è stato bizzarro. È un'attività emozionalmente complessa. Da un lato, la vertigine di libertà data dal poter raccontare, potenzialmente, di qualunque paese del mondo. Quindi in un certo senso 'visitarli'. Anche quelli più sperduti, o in cui nessuno si sognerebbe mai di andare. Dall'altro lato, la frustrazione che evocare certi luoghi provoca, perché a furia raccontarli ci si affeziona, e ci si vuole andare davvero, e al più presto... Per cui si scende a compromessi, luoghi ed esperienze vissute e accessibili...
Scrivere di viaggi altrui è un po' come lavorare per un'agenzia turistica: gratifica, apre l'immaginazione ma fa rosicare.
Come te, adoro i suq. Mi sono smarrito in quello di Gerusalemme, coi suoi quattro quartieri, sempre cogli occhi rivolti al cielo, ai colori, ai suoni e agli odori; mi son divertito in quello di Luxor, trattando per l'acquisto di due bellissime sciarpe di seta; ho mangiato il kebab più buono della mia vita in quello di Betlemme, in Palestina. Io cerco sempre di descrivere (e far capire) agli altri il fascino di questi luoghi, ma certe volte non son convinto di riuscirci. Tu come tenti, di solito, di stupire il prossimo nella scoperta di un luogo?L'unica soluzione è “mandarli a quel paese”. Nel vero senso della parola, intendo. Non c'è modo migliore, per comprendere le atmosfere del Medioriente, che andarci. Fare il passaporto e prendere un volo. A parole è difficile. Le foto un po' aiutano, ma è l'esperienza diretta che colpisce. Il vento della Palestina, l'odore di Damasco, la vitalità del Cairo... le parole non bastano per raccontarli, non trovi? Occorre andarci di persona. Perdercisi dentro. Poi ne riparliamo. Per questo spero che il mio romanzo venga visto come un “invito al viaggio”, al valicare la frontiera...
Ps.: a Betlemme fanno anche l'hummus migliore di tutto il Medioriente!
Sai che la geografia sta letteralmente sparendo dai programmi scolastici? Come me provi un incontenibile moto di disgusto per queste infauste decisioni (io, tanto per dire, tengo appesa a una parete della mia stanza un enorme planisfero anticato della Terra)?
Sono contento che tu mi faccia questa domanda. La questione della geografia è preoccupante. Sono un appassionato di cartografia, sto facendo un dottorato sulle mappe e l'immagine della città, la mia è una sorta di perversione iconica per le mappe. Ne ho di ogni forma e colore, e sapere che faranno la fine dei vinili, dimenticati e schiacciati dalle tecnologie, mi rattristisce molto. Quando sfoglio un atlante provo le stesse sensazioni che si hanno guardando un animale in via di estinzione, destinato a diventare vintage e chissà pure un po' chic.
A mio avviso il recente attacco alla geografia nelle scuole pubbliche è uno dei tanti simboli del degrado culturale che l'Italia sta vivendo negli ultimi anni. Mi piace come hai definito la tua reazione, “incontenibile moto di disgusto”. Ecco, i termini sono quelli. La geografia dovrebbe essere una conoscenza propedeutica a qualunque studio, ma nel trivio e quadrivio dell'Italia non c'è spazio per queste conoscenze. Ma se ci pensi la tecnica funziona. Meglio non sapere che quasi condividiamo più cose col mondo arabo che con gli inglesi, meglio lasciare le città mediorientali nel retro delle nostre mappe mentali, nella parte più nascosta possibile, così continueranno a farci sempre più paura; meglio ignorare chi ci sta attorno, meglio lasciare la ragione al suo sonno, così i mostri saranno sempre più avvincenti...
Mi rendo conto che la geografia non sia proprio il problema principale del nostro paese, però è l'ennesima frustrazione.
Nonostante il mondo sia sempre più a portata di mano di chiunque, nonostante ora sia possibile in qualunque momento ottenere informazioni su tutti i meandri del mondo, la conoscenza della geografia è diventata obsoleta, retrò. Gli unici posti che appartengono alle nostre mappe mentali sono vaghi scenari di guerra e bombe, villaggi vacanze tutti uguali e città di cui si ha letto qualcosa. Per questo motivo ho voluto dare tanta carica simbolica alle mie descrizioni del Medioriente. Volevo aggiungere un pezzo alla mappa mentale dei miei lettori. Come ogni mappa offrendo una visione parziale e mediata, ma per una volta dalla curiosità piuttosto che dalla paura. Ho messo il mio. Almeno ci ho provato...
Tornando alla geografia, la società moderna ci ha illusi di conoscere il mondo solo perché abbiamo le tecnologie più moderne per attingere a dati e informazioni, in ogni momento. Ma la conoscenza del mondo è altro. Il mondo è fatto di connessioni, di contaminazioni, di storie, di significati, difficilmente inferibili con l'iPhone. Non c'è niente attorno alla mappa di Google Earth consultabile anche seduti sul water. Hic sunt leones. Tutta arabia, quella...
Luigi, adesso una domanda che noi di ChronicaLibri rivolgiamo spesso agli scrittori: quali sono le tue tre parole preferite?
Ma intendi per suono o significato?
Per il significato “contaminazione”, “chilometri” e “oriente”
Per il suono la mia preferita è “sicché”, anche se non la uso mai, e dovrei.
Etichette:
2011,
Giulio Gasperini,
intervista,
interviste scrittori,
Luigi Farrauto,
Senza passare per Baghdad,
voland
C'è tempo fino al 15 luglio per il concorso "Wine on the road. Appunti di viaggio...per cantine"
FIRENZE - Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l'uomo deve poter viaggiare. Andrej Arsen'evič Tarkovskij, Tempo di viaggio, 1983
Etichette:
concorsi letterari,
gusto,
racconti,
scrittura,
vino,
vino e cantina
lunedì 9 maggio 2011
“La figlia del reverendo”. Una profonda esplorazione dell’animo umano edito da Neri Pozza
Alessia Sità
Roma – “Ci sgretoliamo anno dopo anno e tutto rimane uguale a se stesso”.
Lo scorrere del tempo e la stasi di un insignificante villaggio, sito nelle contee orientali dell’Inghilterra, fanno da sfondo a “La figlia del reverendo” di Flora Macdonald Mayor, pubblicato da Neri Pozza Editore, nella collana I narratori delle Tavole. Il romanzo, oggi considerato un capolavoro del XX secolo, fu pubblicato per la prima volta nel 1924 da Leonard e Virginia Woolf .
La vita vuota e banale della non più giovane Mary è completamente sconvolta dall’arrivo di Robert Herbert, un vecchio amico dell’accidioso reverendo Jocelyn. Improvvisamente, per la protagonista rifioriscono tutte le emozioni soffocate durante gli anni trascorsi nella canonica di Dedmayne.
Etichette:
amore,
Flora M. Mayor,
narratuva e poesia,
Neri Pozza Editore,
novità,
recensione,
romanzo
domenica 8 maggio 2011
"Il deserto dei Tartari", il romanzo più famoso di Dino Buzzati
Agnese Cerroni
ROMA - Una mattina di settembre per Giovanni Drogo sembra giunto finalmente il momento di liberarsi della prevedibile e monotona esistenza condotta fino ad allora: sta per cominciare la vera vita, colma di promesse, soldi, belle donne, avventure. Infatti il giovane tenente, protagonista de "Il deserto dei Tartari" di Dino Buzzati (Mondadori 1940) viene inviato dalla città alla Fortezza Bastiani. Tuttavia, da molti anni nessun attacco è più giunto da quel fronte, e la Fortezza, svuotata ormai della sua importanza strategica “E’ un tratto di frontiera morta (…) che non dà pensiero”. E' un luogo ai confini della vita, oltre che dell'impero, che guarda su un deserto dal quale un nemico pare debba emergere dai sassi e dalla sabbia, una costruzione arroccata su una solitaria montagna, di cui molti ignorano persino l'esistenza.
ROMA - Una mattina di settembre per Giovanni Drogo sembra giunto finalmente il momento di liberarsi della prevedibile e monotona esistenza condotta fino ad allora: sta per cominciare la vera vita, colma di promesse, soldi, belle donne, avventure. Infatti il giovane tenente, protagonista de "Il deserto dei Tartari" di Dino Buzzati (Mondadori 1940) viene inviato dalla città alla Fortezza Bastiani. Tuttavia, da molti anni nessun attacco è più giunto da quel fronte, e la Fortezza, svuotata ormai della sua importanza strategica “E’ un tratto di frontiera morta (…) che non dà pensiero”. E' un luogo ai confini della vita, oltre che dell'impero, che guarda su un deserto dal quale un nemico pare debba emergere dai sassi e dalla sabbia, una costruzione arroccata su una solitaria montagna, di cui molti ignorano persino l'esistenza.
Etichette:
1940,
buzzati,
Letture vintage,
recensione
10 Libri sulla Mamma
ROMA - In ogni parte del mondo, spesso a primavera quando si abbandonava il clima freddo per i colori e i profumi dell'estate, si festeggia la figura della Mamma. Per questa occasione, legata all'antichissimo culto della divinità della fertilità degli antichi popoli politeisti, ChronicaLibri vi suggerisce romanzi, saggi e storie legate alla dolcezza e importanza della "genitrice". Ecco i nostri 10 Libri sulla Mamma:
E per i prossimi 10 Libri quale tematica suggerite?
1. La Madre, Grazia Deledda
2. Le parole tra noi leggere, Lalla Romano
3. In nome della madre, Erri De Luca
4. Madre e figlia, Francesca Sanvitale
5. Non dire madre, Dora Albanese
6. La madre perfetta, Kim Edwards
2. Le parole tra noi leggere, Lalla Romano
3. In nome della madre, Erri De Luca
4. Madre e figlia, Francesca Sanvitale
5. Non dire madre, Dora Albanese
6. La madre perfetta, Kim Edwards
7. Tra mamma e Joe, Julie Anne Peters
8. Una madre lo sa. Tutte le ombre dell'amore perfetto, Concita De Gregorio
9. Il figlio perduto. Storia di una madre, Julie Myerson
10. Mamma senza paracadute, Lidia Castellani
E per i prossimi 10 Libri quale tematica suggerite?
Etichette:
10 libri,
festività,
idee regalo libri,
mamma
sabato 7 maggio 2011
Tutti i segreti della "Cucina di Lunigiana"
Silvia Notarangelo
ROMA – Salvatore Marchese è giornalista attento e scrupoloso come conferma nel suo ennesimo lavoro “Cucina di Lunigiana”, pubblicato da Franco Muzzio Editore.
ROMA – Salvatore Marchese è giornalista attento e scrupoloso come conferma nel suo ennesimo lavoro “Cucina di Lunigiana”, pubblicato da Franco Muzzio Editore.
Se, soffermandovi sul titolo, vi sembrasse un classico libro di ricette, dovreste ricredervi in fretta. Perché “Cucina di Lunigiana” è anche un libro di ricette, ma è, soprattutto, altro.
È una guida accurata, documentata, ricca di testimonianze storiche e aneddoti, in grado di smentire la comune definizione di cucina povera, attribuita abitualmente alla tradizione culinaria della zona. Il cibo è, nella Lunigiana (zona tra la Liguria e la Toscana), elemento imprescindibilmente legato alle risorse locali e, nelle sette sezioni del libro, nulla viene trascurato: l’origine di alcuni alimenti, la loro lavorazione e gli strumenti utilizzati, la diffusione e le varianti con le quali si presentano.
Etichette:
cucina di lunigiana,
Franco Muzzio Editore,
guida,
libri in cucina,
Salvatore Marchese,
territori,
tradizione gastronomica
venerdì 6 maggio 2011
E' vero che "Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar?"
Marianna Abbate
ROMA - "Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar?" mi chiede la copertina del libro edito da Caravan. Sinceramente non saprei. I bar che frequento io non credo siano di gradimento di alcuno degli undici autori di questa antologia. Però chissà, il destino segue vie molteplici e insondate.
I racconti non sono molto diversi tra loro: alcuni tristi, altri rassegnati; mancano volutamente di allegria e presentano una realtà un po' squallida e ai margini della società.
ROMA - "Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar?" mi chiede la copertina del libro edito da Caravan. Sinceramente non saprei. I bar che frequento io non credo siano di gradimento di alcuno degli undici autori di questa antologia. Però chissà, il destino segue vie molteplici e insondate.
I racconti non sono molto diversi tra loro: alcuni tristi, altri rassegnati; mancano volutamente di allegria e presentano una realtà un po' squallida e ai margini della società.
Etichette:
autori vari,
Europa dell'Est,
pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar?,
recensione
giovedì 5 maggio 2011
“Confessione reporter. Quello che non ho mai scritto.” Un viaggio alla scoperta del vero volto del giornalismo pubblicato da Ponte alle Grazie

Alessia Sità
ROMA - “Un articolo non basta mai per dire tutto perché vive solo il tempo in cui lo leggi. Subito dopo le vite da te incontrate spariscono nella fretta del prossimo reportage. E invece sono proprio quelle folle fruscianti di sconosciuti noti e forestieri, quella nebbia fitta di ricordi che fanno il succo e la carne del giornalismo”.
Così scrive Stella Pende, nell’introduzione di “Confessione reporter. Quello che non ho mai scritto”, edito da Ponte alle Grazie, nella collana Memorie. Attraverso numerose interviste, raccolte durante gli anni da inviata speciale, la giornalista riporta la propria esperienza professionale e personale, mettendo in evidenza come questo mestiere non viva solo di parola, ma anche di emozioni, caparbietà e rischi.
Etichette:
alessia sità,
Confessione reporter,
giornalismo,
guide e saggi,
ponte alle grazie,
recensione,
reportage
mercoledì 4 maggio 2011
"STUPIDORISIKO": la guerra, un gioco stupido
Giulia Siena
ROMA - "Nessuna guerra mette fine alle guerre, lo so, altrimenti io, SuperSoldatoMario, non sarei qui, in un teatro di guerra. Se non fossi così stanco mi alzerei dalla branda. Ma per fare cosa? Non ho la play, né il computer o la tv. E allora penso. Penso che mi sembra di essere dentro il gioco del risiko, ma stupido, e che non finisce mai." Come si fa a spiegare la guerra ai bambini? Da dove bisogna partire per spiegare ai più piccoli che la guerra è una cosa vecchia e che fa solo del male? Da queste domande parte il progetto editoriale ideato da Carthusia Edizioni in collaborazione con Emergency: "Stupidorisiko". Il libro, scritto da Patrizia Pasqui, è il "prodotto evoluto" dello spettacolo teatrale messo in scena in tutta Italia dall'attore Mario Spallino con testi della stessa Pasqui. Nei secoli si è pensato ai conflitti come a giochi di potere tra le Nazioni, ma così il protagonista del libro non riesce a vederla.
Etichette:
bambini,
carthusia,
grandi tematiche,
guerra,
leggendo crescendo
"I libri? Spediamoli a scuola!" davanti ai Parlamentari perché crescere lettori è una responsabilità di tutti
ROMA - Oggi dalle 13 alle 18 Piazza Montecitorio sarà invasa da “I libri? Spediamoli a scuola!”, la campagna promossa da Sinnos editrice. “I libri? Spediamoli a scuola!” è un segno. Piccolo ma concreto. E, soprattutto, significativo: perché crescere lettori è una responsabilità di tutti. Perché senza libri che raccontino il mondo, difficilmente le tante giuste battaglie potranno essere vinte.
Per questo è stato creato un circolo virtuoso tra librerie, scuole e cittadini per portare libri nelle scuole che vogliono lavorare con la biblioteca scolastica ma che non hanno fondi per realizzarla. Oltre 60 librerie indipendenti su tutto il territorio nazionale si stanno gemellando con le scuole per sostenere e consolidare le biblioteche di istituto.
Più di 900 libri di tanti editori diversi sono stati già acquistati e spediti alle scuole.
Etichette:
appuntamenti,
bambini,
consigli per serate romane,
libri per bambini,
scuola
martedì 3 maggio 2011
Paolo Maccioni racconta "Buenos Aires troppo tardi"

Stefano Billi
Roma - Intervistato da ChronicaLibri, lo scrittore cagliaritano Paolo Maccioni racconta ai lettori la sua passione per l'Argentina e alcune curiosità legate al suo romanzo "Buenos Aires troppo tardi", pubblicato da Arkadia editore.
Mi ha ispirato principalmente la passione per la letteratura argentina, che ho sempre coltivato e che nel tempo è diventata una passione per l'Argentina in generale, rafforzata da un legame sentimentale che ho avuto in passato e dai ripetuti viaggi in Argentina.
Etichette:
Argentina,
arkadia editore,
Buenos Aires troppo tardi,
intervista,
Paolo Maccioni,
Stefano Billi
"Libri da Gustare", un viaggio tra le eccellenze culturali ed enogastronomiche del territorio
La Morra (CN) - Dal 10 al 12 giugno arriva a La Morra la XV edizione di "Libri da Gustare", il Salone del Libro Enogastronomico e di Territorio. L'evento torna a rianimare strade e piazze del borgo piemontese con mostre, spettacoli, percorsi culturali, libri a tema, convegni e tavole rotonde. Organizzato dall'Asso ciazione culturale Ca dj' Amis di Claudia Ferraresi con il patrocinio di Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Regione Piemonte, Provincia di Cuneo, Comune di La Morra, Ente Turismo Alba Bra Langhe e Roero, La Stampa, Libri da Gustare si ripropone al pubblico con il tradizionale focus sulle eccellenze culturali ed enogastronomiche del territorio, un'impronta caratterizzante che l'edizione di quest'anno non si prefigge soltanto di confermare ma anche di rafforzare, proponendo un ricco calendario di eventi inseriti in un percorso nazionale.
Etichette:
appuntamenti,
cucina,
eventi letterari,
festival,
libri da gustare,
piemonte,
vini
lunedì 2 maggio 2011
"Senza passare per Baghdad", quando è la strada a guidare il Caso.
Giulio GasperiniROMA – Forse è vero che è tutto scritto nel destino; che tutti noi abbiamo, nei palmi delle nostre mani, la mappa della nostra vita. Ma è altrettanto vero (e forse più affascinante) pensare che le uniche mappe che ci potrebbero riguardare sono quelle dell’atlante, quelle del mappamondo che s’accende e brilla come lampada, quelle del planisfero appeso alla parete della nostra camera. Ed è altrettanto affascinante che per quelle strade del mondo sia il Caso a calarci, a guidarci divertendosi dei nostri imbarazzi, e delle nostre perplessità.
Luigi Farrauto di cartine se ne intende: ed è lodevole il suo tentativo di nobilitare la geografia come scienza della concreta vita, una specie di dimensione perfetta nella quale non possiamo non stare a nostro agio, addirittura sentirci più forti e vivi.
“Senza passare per Baghdad”, pubblicato nel 2011 dalla casa editrice romana Voland, è il romanzo di un’affermazione e di una crescita, di due deviazioni che portano a una tangenza in un luogo dove nessuno avrebbe mai pensato.
Etichette:
2011,
amicizia,
Giulio Gasperini,
Luigi Farrauto,
medio oriente,
novità editoriali,
recensione,
romanzo di formazione,
Senza passare per Baghdad,
viaggiando,
voland
domenica 1 maggio 2011
"Bartleby lo scrivano", meravigliosa opera triste di Melville
Stefano BilliRoma - Cosa rispondereste a chi, in maniera composta e tranquilla, oppone ad ogni vostra richiesta un educato ma disarmante: "preferirei di no"?
Ebbene, leggendo "Bartleby lo scrivano", una storia stravagante che lascia pervasi da una curiosità mista ad una sensazione di impotenza - meravigliosa opera di Herman Melville, conosciuto soprattutto come autore del celeberrimo libro "Moby Dick" - ci si ritrova coinvolti in questa situazione.
Il racconto narra, infatti, la vicenda di uno scrivano, Bartleby, che svolge il ruolo di copista legale presso un avvocato newyorchese di metà Ottocento. Il protagonista si presenta come un giovane rispettabile ma squallido, dal viso smunto e gli occhi grigi: ogni suo gesto sembra privo di umanità.
Etichette:
"Bartleby lo scrivano",
Danilo Rea,
Full Color Sound,
Herman Melville,
Lele Marchitelli,
Letture vintage,
Serena Dandini,
Stefano Billi
Iscriviti a:
Post (Atom)








